Anziani, farmaci e longevità

La politerapia negli anziani è sicuramente un problema rilevante e secondo il professor Giustino Varrassi, presidente della Fondazione Paolo Procacci e della European League Against Pain, l'allarme lanciato dal Registro Reposi (Registro politerapie Simi, Società italiana di medicina interna, Istituto Mario Negri e Policlinico di Milano) non va sottovalutato. Tuttavia, esso va inquadrato in una ottica più ampia, per opportune riflessioni su altri aspetti interessanti, almeno sotto il profilo socio-sanitario.
La domanda da porsi è come migliorare le prescrizioni di farmaci, che comunque hanno dato dei risultati importanti in termini di aumento di aspettativa e qualità di vita, per evitare prescrizioni inopportune, ridondanti e possibili ricorsi al ricovero ospedaliero per la cura degli effetti collaterali.


Il Registro, avviato nel 2008, ha incluso più di 5 mila anziani che sono stati ricoverati in 95 centri internistici e geriatrici di tutta Italia. Dai dati risulta, per esempio, che il 59% degli anziani che arriva in ospedale per un ricovero assume già più di cinque medicinali ogni giorno. Ma quando ne esce la percentuale si attesta al 72% e la maggioranza deve assumerne sei; sei pazienti su dieci sono esposti ad almeno un'interazione rischiosa fra i tanti medicinali assunti, che in un caso su quattro può essere estremamente grave dal punto di vista clinico. Per colpa dell'eccesso di farmaci inappropriati un paziente su cinque torna in ospedale nel giro di tre mesi dal primo ricovero. Secondo i ricercatori Simi, un taglio ragionato alle politerapie negli anziani, con la prescrizione solo dei medicinali realmente necessari, ridurrebbe i ricoveri del 10-15% e si risparmierebbe il 30-40% sulle terapie per gli over 65, che oggi sfiorano i 16 miliardi di euro e drenano il 70% della spesa sanitaria nazionale per i farmaci.
«Certo, il campione considerato per trarre le conclusioni è molto peculiare – osserva Giustino Varrassi-, infatti lo studio sembra sia stato condotto su 5.000 malati di oltre 65 anni, iscritti nel "registro", che sono stati ricoverati in strutture ospedaliere. Ci sarebbe da meravigliarsi che, in quella fascia di età, si avesse bisogno di un ricovero ospedaliero e non si assumessero farmaci.Con questo non si vuole dire che la politerapia, a volte davvero eccessiva, non sia un problema. »
Ma secondo il professor Varrassi l'attenzione dovrebbe essere posta anche su altri aspetti interessanti. «Ad esempio, qualcuno potrebbe sostenere, con forza e con numeri alla mano, che la "politerapia" è invece alla base della continua crescita di "aspettativa di vita" che si registra in Italia e nel mondo da molti anni. Qualcun altro, commentando i dati che emergono dallo studio a proposito dei costi "multimiliardari" delle terapie con farmaci, potrebbe ricordare che tali costi rappresentano poco più del 10% di quanto la nazione spende per il sistema sanitario nazionale. Insomma, parrebbe quasi che nel denunciare la presenza di un candito di troppo si stia perdendo
di vista una torta molto piacevole: per quanto costoso, "potenzialmente pericoloso" e certamente migliorabile sia, il SSN Italiano contribuisce a garantire il secondo miglior risultato al mondo, dopo il Giappone, in termini di sopravvivenza della popolazione.» Da ultimo, non si dovrebbe dimenticare che le prescrizioni di farmaci sono fatte da professionisti che hanno frequentato le Università italiane e che, in generale, hanno contribuito in modo sostanziale ad ottenere il risultato della torta sopra accennata.

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