coaccioli AISD 2018

Stefano Coaccioli è il nuovo presidente AISD

Il professor Stefano Coaccioli, il direttore, è il nuovo presidente dell'Associazione italiana per lo studio del dolore. Resterà in carica fino a giugno 2020.

Stefano Coaccioli è Direttore del Dipartimento di medicina e specialità mediche e delle cattedre di medicina interna, semeiotica medica e medicina del dolore dell'Iniversità di Perugia – e oltre alla sua attività professionale, clinica e di ricerca e formazione, ha promosso molte iniziative importanti nella lotta al dolore: in particolar modo segnaliamo il primo 'Codice etico per il dolore' al mondo, pubblicato nel 2012 sull'European Journal of Pain, la prima indagine epidemiologica sul dolore cronico realizzata in Italia (2014, il 'Narni pain study') e l'organizzazione del primo 'Pain day' a Terni. Il prof. Coaccioli è infatti Direttore della Clinica Medica, Reumatologia e Terapia Medica del Dolore dell'Ospedale Santa Maria di Terni, ospedale impegnato da anni nel combattere la sofferenza fisica acuta e cronica, con un percorso per la realizzazione di un 'Ospedale senza dolore' iniziato alcuni decenni fa con l'ambulatorio di reumatologia e terapia medica del dolore, ora  seguito dal dottor Luca Di Cato, e poi con l'ambulatorio di terapia del dolore nella struttura di anestesia e rianimazione diretta dalla dottoressa Rita Commissari, e arricchito lo scorso anno con un innovativo trattamento del dolore cronico che utilizza la radiofrequenza a luce pulsata. Nel 2014 è stata poi messa a regime la partoanalgesia, che in poco meno di due anni ha superato gli obiettivi ministeriali festeggiando quasi il 50% dei parti in analgesia, e nel 2016 è stato istituito il Comitato ospedale-territorio senza dolore (legge 194 del 2001), e sono stati attivati anche la procedura di rilevazione del dolore in tutti i pazienti ricoverati (legge 38 del 2010) e il monitoraggio e Ia terapia del dolore post-operatorio.

Come ha sottolineato il prof. Coaccioli in una recente conferenza stampa, «si tratta di tappe importanti che testimoniano un cambiamento culturale che ha trasformato l'approccio del medico e il concetto di cura. Un dolore non rilevato e non trattato compromette tanto la qualità della vita quanto il percorso di cura, riducendo la tolleranza ai trattamenti e provocando depressione, complicanze sistemiche ed isolamento sociale». Si definisce 'cronico' quel dolore che dura più di tre mesi, nonostante una terapia adeguata, e secondo l'Istat ne soffre circa il 26% degli italiani, cioè una persona su quattro, ma il dato sale al 50% tra gli over 70, con le donne attestate a quota 80%. È soprattutto nell'ambito del dolore cronico che ora vanno orientati gli sforzi della sanità pubblica. La sofferenza derivante dai dolori cronici, infatti, aumenta proporzionalmente all'aumento dell'aspettativa di vita e della cronicizzazione di patologie invalidanti che sono sempre più compatibili con la vita ma costringono molti pazienti a vivere con un dolore che non passa mai. Basta pensare alle principali condizioni tipiche del dolore cronico come il dolore oncologico, il dolore da osteoartrosi e di artrite reumatoide, le lombalgie, la cefalea e l'emicrania, le sindromi miofasciali e la fibromialgia, la nevralgia del trigemino, e la neuropatia diabetica».
Non soffrire è un diritto che in Italia è sancito anche dalla legge n. 38 del 2010, che garantisce l'accesso alle cure palliative e in generale alle terapie del dolore nell'ambito dei livelli essenziali di assistenza. «Tuttavia ancora oggi – ha proseguito Coaccioli – troppe persone non soltanto non conoscono questa legge ma continuano a soffrire inutilmente per la diffusa erronea opinione che il dolore rientri in qualche modo nel percorso diagnostico e terapeutico della malattia. Nell'ospedale di Terni, invece, il dolore è stabilmente monitorato e inserito come parametro vitale all'interno della cartella clinica che è ormai digitalizzata in quasi tutti i dipartimenti».

Ultimo aggiornamento: 10 luglio 2018

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