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Finalmente l'Alta Corte comincia a fare chiarezza sulle responsabilità mediche


Queste hanno da sempre rappresentato una sorta di scarico di responsabilità. Quindi, molti libero professionisti hanno ritenuto che fosse sufficiente inviare i loro pazienti in ospedale, fossero anche in fin di vita, certi di essere esonerati da ogni "colpa e peccato" e di avere quella che Celestino V battezzò, nella grande "Festa della Perdonanza" fatta in occasione della sua nomina a 192° Papa del Cattolicesimo (29 agosto 1294), come una "indulgenza plenaria". Per i Giudici illuminati dell'Alta Corte questo principio non sembra valido. La loro sentenza su un caso specifico molto peculiare sarà destinata a fare storia. Di fatto hanno bollato in modo irreversibile un improbabile ricorso che tendeva, ancora una volta, a scaricare ogni colpa di un grave danno subito da un neonato sui medici dell'ospedale che sono stati costretti ad assistere con estrema urgenza una donna a travaglio già in fase molto avanzata. I poverini si sono trovati costretti a scegliere fra la vita e la morte di madre e neonato. Hanno salvato entrambi, anche se il neonato ha avuto danni fisici importanti. Questo, però, non ha consentito a loro di ritenere escludibile dalla catena degli eventi chi aveva, con discutibile professionalità, generato gli eventi.

Insomma, la recente revisione delle norme penali sulla "colpa medica" e questa sentenza (speriamo non unica) possono consentire ai medici che ci assistono all'interno degli ospedali di vivere più serenamente la loro difficile professione. Speriamo continui in questa direzione, soprattutto se si pensa alle storture che genera la cosiddetta "Medicina Difensiva".

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Giustino Varrassi
13 novembre 2017

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