Giornata salute donna: medicina di genere e dolore

giornata salute donna2016

Giornata nazionale per la salute della donna
Medicina di genere e dolore

In occasione della Giornata nazionale per la salute della donna è opportuno ricordare l'importanza della medicina di genere per contribuire a garantire alle donne il miglior trattamento possibile.

L'idea che donne e uomini presentino differenze molto importanti in medicina, al di là dei caratteri sessuali, è una "scoperta" recente. Se ne comincia a parlare nella metà degli anni '80. Ma la prima vera sperimentazione riservata alle donne si avvia soltanto nel 2002 alla Columbia University di New York, dopo l'istituzione, nella stessa università, del primo corso di medicina di genere, grazie all'Organizzazione Mondiale della Sanità che, nel 2000, aveva inserito questa disciplina nell'Equity Act.
In tempi ancora più recenti il tema della medicina di genere ha cominciato a richiamare l'attenzione anche dell'Europa e così abbiamo cominciato a toccare con mano le incoerenze del nostro mondo: le donne sono le principali consumatrici di farmaci, ma la maggior parte delle molecole non è stata sperimentata sulla popolazione femminile; eppure il metabolismo dei farmaci è diverso tra uomini e donne anche per la diversa percentuale di tessuto adiposo, così come è diverso il peso e sono diversi gli ormoni e la loro influenza. Questo avviene perché il sesso maschile è più semplice e più stabile rispetto a quello femminile che, a causa del suo complesso sistema ormonale, determina un prolungamento dei tempi necessari per una sperimentazione, perché necessita di regole più precise e dell'uso di un anticoncezionale durante lo studio. Proprio per questo motivo, gli studi dovrebbero essere intensificati, infatti gli ormoni femminili possono interferire con l'efficacia di molti farmaci, come gli antistaminici, gli oppiacei, gli antibiotici e gli antipsicotici, di conseguenza gli effetti farmacologici ne potranno risultare amplificati o ridotti.
Anche nel dolore vengono prescritti alle donne farmaci di cui si conosce perfettamente il meccanismo d'azione esclusivamente sull'uomo, rischiando di non curare o curare in maniera sbagliata, e in alcuni casi i farmaci particolarmente efficaci per gli uomini non lo sono per le donne.
Uno studio del 2009, condotto dal Dipartimento di Anestesiologia della Seconda Università di Napoli in collaborazione anche con l'Università di Siena e quella di Chieti ha valutato l'importanza degli ormoni gonadici (testosterone, estradiolo) nella terapia del dolore. In particolare è stato dimostrato che l'uso di alcuni oppioidi può avere effetti diversi sulle donne a secondo dell'età riproduttiva e sugli uomini, mentre altri farmaci della stessa categoria possono non agire sull'asse ipotalamo-ipofisi-gonadico.
In Italia, secondo uno studio epidemiologico svolto dalla IASP, il dolore cronico interessa il 26% della popolazione, di cui il 56% è rappresentato da donne. Tra uomini e donne cambia sia la frequenza, sia l'intensità sia il tipo di dolore. Emicrania, fibromialgia, cefalea e artrite reumatoide – tutte patologie il cui sintomo prevalente è il dolore e che, per questo necessitano di una adeguata terapia - sono molto più frequenti nel sesso femminile.
Nel nostro Paese le donne vivono più a lungo degli uomini, ma spesso vivono peggio; si recano dal medico molto più degli uomini e lo fanno, nella maggior parte dei casi, per affrontare patologie non tipicamente femminili. Ci sono poi malattie a prevalenza femminile come alcune malattie autoimmuni (artrite reumatoide) e questo dimostra che ci sono differenze tra il sistema immunitario maschile e quello femminile. Inoltre le donne sono affette con maggiore frequenza degli uomini da quasi tutte le patologie croniche e in particolar modo da patologie osteoarticolari, malattie neurodegenerative, diabete, disturbi della funzione tiroidea, ipertensione arteriosa, vene varicose, osteoporosi e cefalea, condizione che determina in loro una percezione negativa del proprio stato di salute.
Secondo studi condotti da ricercatori della New York University School of Medicine, il rischio di morte per malattie cardiache è molto più alto nelle donne che non negli uomini. In Italia, circa 33mila donne ogni anno restano vittime di un attacco cardiaco. Anche in questo caso la differenza sta negli ormoni femminili. Le donne sono molto più protette degli uomini dalle malattie cardiache durante l'età fertile e per questo quando l'apporto degli ormoni, con l'arrivo della menopausa viene a mancare, le donne sono indifese di fronte ad una patologia alla quale, al contrario, gli uomini "imparano" a reagire sin dall'età più giovane.
La "medicina di genere" rappresenta quindi il tentativo di approfondire la diversità tra i sessi applicandola alla medicina e va incoraggiata.

Maria Caterina Pace
Ricercatore presso la Seconda Università di Napoli
Medico specialista in Anestesia, Rianimazione e Terapia del dolore

22 aprile 2016

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