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Tendiniti e scienza popolare

Il dolore continua ad essere argomento di grande interesse negli US. Il famoso New York Times, in una delle sue rubriche, pubblica un interessante articolo sulle tendiniti e la loro potenziale cura.

Il tema centrale è se i FANS siano utili o no per ottenerne una risoluzione. L'assunto iniziale, spiegato al popolo dei lettori, è che il suffisso "..iti" indica l'esistenza di infiammazione e, quindi, la potenziale utilità degli anti-infiammatori. Subito dopo l'articolista, con qualche azzardato passaggio logico, sostiene che in fondo l'esistenza di una vera e propria infiammazione non sia davvero presente o dimostrata. Quindi, a suo parere, i FANS sarebbero inutili. Al contrario, sempre con qualche discutibile estrapolazione, sostiene che l'attività fisica possa essere molto vantaggiosa o addirittura risolutiva. Propone l'esempio della fascite del piede, la quale si sarebbe risolta dopo alcuni mesi (sic!) di esercizi in palestra.

Mi viene istintivo commentare che:
1. Pur conscio che l'attività fisica aiuti a risolvere più in fretta qualsiasi forma di dolore muscolare e tendineo, ho sempre avuto grandi difficoltà a convincere i miei malati a muoversi, anche per esercizi molto leggeri, quando erano affetti da tendiniti. Il dolore è talmente intenso che ogni movimento risulta inibito da qualsiasi tipo di attività, anche leggera.
2. La somministrazione di FANS, in barba alle elucubrazioni mentali dell'autore su supposti effetti deleteri di quei farmaci sulle attività metaboliche e funzionali dei tendini, ha sempre aiutato i pazienti a lenire il dolore e, quindi, a riprendere una normale attività quotidiana.
3. Non ho mai visto alcun malato con fascite del piede che non sia completamente guarito dopo 1-2 settimane di immobilità del piede stesso. Quindi, non mi è difficile comprendere che i poverini che erano sottoposti a esercizi in palestra abbiano necessitato di mesi per guarire. Magari, se avessero usato simultaneamente qualche anti-infiammatorio, sarebbero guariti molto prima.

In ogni caso,i messaggi scientifici che ci provengono da oltre oceano sono a volte davvero ameni, soprattutto quando si parla di "scienza per il popolo", come si può fare su di un quotidiano. Credo che la cosa più illuminante dell'atteggiamento del popolo americano nei confronti della terapia sia l'immagine che illustra l'articolo: uno scaffale di farmaci in un supermercato, illustrato come ogni altro prodotto che sia per la pulizia della casa, piuttosto che per altre attività domestiche. Un atteggiamento, quindi, ad altissimo impulso consumistico. E questo decisamente non piace a nessuno, almeno in questa nazione.

Giustino Varrassi
13 aprile 2016

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