Convegno in ricordo di un pioniere della terapia del dolore, il prof. Cavallini

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27 settembre, a Figline e Incisa Valdarno, Loc. Burchio (Firenze) il convegno "La sofferenza umana. Speranze di cura e ricerca di senso. Storia e prospettive della terapia del dolore in ricordo di un pioniere, Enrico Cavallini".

L'incontro si è rivolto a medici, pazienti, operatori sanitari a chi è impegnato nel volontariato.
«Fino a pochi anni fa si riteneva che il dolore fosse compagno inevitabile di molte malattie – spiega la dott.ssa Paola Garzi, internista e vice presidente dell'Associazione Salve Onlus – sintomo spesso sottovalutato, sotto diagnosticato e sotto trattato. Oggi il dolore viene ricercato, riconosciuto e trattato in modo sempre più efficace. Si è parlato di dolore e di speranza, una speranza sempre più forte per i progressi delle cure e soprattutto per il cambiamento di mentalità che si va operando nella classe medica e nella società civile. Il dolore ci sfida, anche se sempre più disarmato dall'evoluzione terapeutica, sul piano spirituale ed esistenziale. Abbiamo ancora domande senza risposte, abbiamo ancora bisogno di cercare».

Il resoconto dell'incontro

Più di cento persone, attente e molto interessate, hanno partecipato all'evento, molti dei quali operatori del mondo della sanità.
Il senso più profondo del Convegno può essere espresso proprio dall'intervento conclusivo, affidato a Chiara M., scrittrice (Trento) che è affetta da una malattia rara e ingravescente, che l'ha costretta ad abbandonare la sua professione di infermiera, ha saputo "attraversare" il dolore senza subirlo passivamente, in una costante ricerca di senso e testimonianza di vita. Con grande efficacia, ha saputo comunicare al vasto pubblico presente, il bisogno di ogni malato di essere ascoltato profondamente, di essere coinvolto nel processo di cura, di essere riconosciuto come persona nonostante, anzi proprio in virtù della sua disabilità e del suo limite. Questo intervento di Chiara M. ha fortemente sottolineato che la realtà del dolore umano ha bisogno di veri testimoni della speranza, come espresso efficacemente da una frase del suo libro "Righe storte" (Ed. San Paolo, 2013): "La speranza è solo un filo sottilissimo che ti rimane tra le dita, che tieni con estrema cautela per paura che possa spezzarsi. Si capisce solo dopo che quel filo è, per quanto sottilissimo, resistente più dell'acciaio".
Il Convegno, introdotto dal presidente dell'Associazione Salve dottor F. Lanatà (Pisa), si colloca in continuità con il convegno dell'anno precedente sui temi di inizio e fine vita. E' stata presentata la figura del Prof. E. Cavallini, pioniere in Italia della terapia del dolore.
Nella tavola rotonda, moderata dal Dr F. Fracchia, medico radioterapista (Torino) e cui hanno partecipato il figlio del Prof. Cavallini, Gianmaria (Direttore Struttura complessa Oftalmologia- Modena), gli amici Ing. M. Bernardini (curatore della biografia) e M. Camozzi è emersa la figura di un uomo generoso, rigoroso nello studio e nell'aggiornamento professionale, appassionato della natura e delle relazioni umane di amicizia, capace di ascolto e condivisione profondi. Il suo percorso di vita è stato segnato dall'incontro con il Movimento dei Focolari e con la sua fondatrice Chiara Lubich, coniugando scienza e spiritualità in una originale sintesi che ha arricchito la sua professionalità. Questa scelta di vita gli ha consentito anche di superare alcuni passaggi dolorosi con umiltà intelligente, accettazione del limite, dando un esempio di vita ammirevole e imitabile.


Il tema del dolore e della sofferenza è stato affrontato da varie angolazioni e prospettive
Il Prof. G. Carli, Professore di Fisiologia umana (Siena) , richiamando il concetto di dolore come quinto segno vitale, non si è limitato ad illustrare le principali classificazioni e strumenti di rilevazione, ma ha identificato come uno dei principali ostacoli alla terapia del dolore la difficoltà di comunicazione operatore sanitario- paziente. Sono stati evidenziati gli aspetti relazionali del dolore e quanto esso possa condizionare il rapporto con se stessi e con gli altri.
Il Prof. G. Varrassi, Professore di Anestesiologia (L'Aquila) Presidente della Fondazione Paolo Procacci e Presidente della European League Against Pain, ha sottolineato come i luoghi di cura devono essere quelli in cui il dolore è trattato, oltre che curando le relazioni degli operatori col paziente e tra di loro, anche con attenzione agli aspetti strutturali ed architettonici degli ambienti, come espressione di attenzione al malato e ai suoi bisogni. I dati statistici riportano una percentuale del 19% della popolazione affetta da dolore cronico in Europa, percentuale che aumenta enormemente dopo il 65° anno di età, con importanti ricadute di tipo socio- economico. Dall'ottobre 1999, quando è stato presentato al Parlamento europeo il primo documento importante sul tema della cura del dolore, sono sorte molte iniziative di sensibilizzazione a livello europeo, associazioni di pazienti e forme di cittadinanza attiva.
Don A. Clemenzia (Prof. Istituto Universitario Sofia) ha proposto delle profonde riflessioni sul senso del dolore attraverso approfondimenti e riferimenti biblici. E' stata sottolineata l'importanza di evitare il dogmatismo di risposte facili e banali. Il dolore umano resta un mistero, come l'amore. Il medico e chiunque si ponga in una relazione di aiuto, deve arrivare ad "abitare" il dolore dell'altro sino a "farsi l'altro", ovvero cogliere il dolore dell'altro "dal di dentro", "sostando nella relazione". Questo permette ad ogni operatore sanitario anche la realizzazione piena di sé. Il dolore è il luogo dell'incontro, della costituzione dell'identità per cui ciascuno, malato e curante, diventa più uomo e più se stesso.
Ci sono situazioni di dolore estremo, di totale incapacità di trovare un senso, in cui tuttavia l'uomo può ritrovare la sua massima dignità nella identificazione con il dolore di Cristo sulla croce.
La Prof.ssa N. O'Donnell, Psicologa (New York) ha sottolineato il legame fra psicologia e spiritualità. L'intervento si è articolato in quattro punti: a) la personalità e la possibilità di modificarla, coltivando un atteggiamento fiducioso verso la vita; b) l'importanza di rapporti autentici ed empatici nell'affrontare la malattia; c) la necessità di conoscere e accettare i propri limiti; d) la capacità umana di essere dono di sé.
La mattinata, densa di suggestioni e contributi scientifici di alto profilo, ha lasciato in tutti una profonda consapevolezza dell'unicità e dignità di ogni persona, in ogni condizione di vita ed il desiderio di proseguire il cammino di approfondimento culturale intrapreso dall'Associazione SALVE sin dal 2007. (a cura del dottor Davide Gerboni)

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Comunicato stampa

Ulteriori informazioni nel sito www.salveonlus.org

 

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