Visione olistica del paziente

Spesso sentiamo ripetere che dovremmo avere una visione più onnicomprensiva dei nostri malati. Quanto siamo davvero convinti di questo, presi come siamo dalle mille cose imposteci da scarsità di tempo, sovraccarico di impegni, rincorsa alla tecnologia, abbandono del vecchio rapporto più personale e meno "professionale" con le persone a cui abbiamo deciso di dedicare la nostra attività lavorativa?

In questo articolo del "New York Times - Salute" (Doctors fail to address patients' spiritual needs) si trova una indicazione molto interessante di come la sensibilità di un medico possa interfacciarsi con le necessità di un paziente e renderne la vita più confortevole e più serena, con l'accettazione di quella che ne è parte integrante: la morte. Bob Klitzman, psichiatra della Columbus University, ci ha indicato una buona via. E lo ha fatto con una capacità e una grazia davvero esemplari.

Giustino Varrassi

18 agosto 2015

 

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