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Per il paziente

Bruno Farmaceutici

MHC

Corso FAD sul dolore

Questionario "Infermieri e dolore"

PAIN IN EUROPE VIII

WORLD INSTITUTE OF PAIN

Epidemiologia del dolore


Epidemiologia del dolore cronico non da cancro
L’esperienza del dolore e l’impatto sulla qualità di vita

Quanto il dolore influisce sulla normale vita quotidiana? quanto sulla vita relazionale? quanto sulla produttività?

Per rispondere a queste domande è fondamentale conoscere l’entità del fenomeno. Sono due le ricerche recenti sul dolore cronico non oncologico: quella commissionata dall’Associazione Italiana per lo Studio del Dolore a GfK Eurisko (2007) e la ricerca ‘Pain in Europe’, realizzata dalla Federazione Europea delle Società per lo Studio del Dolore (EFIC).
Nella letteratura scientifica non esistevano molti dati epidemiologici sul dolore nelle patologie croniche benigne, mentre è nota l’incidenza del dolore cronico nei malati con cancro: dati elaborati dall’OMS indicano in 17 milioni il numero di persone nel mondo affette da tumore e il dolore cronico è costantemente presente nel 50% dei malati neoplastici (a tutti gli stadi) e nel 75% dei malati terminali.
Dalla ricerca European Pain in Cancer, curata dalla European Association for Palliative Care – EAPC (dati 2007) risulta che il 96% dei malati ha sofferto nell’arco dell’ultimo mese, con una frequenza quotidiana nella metà dei pazienti e di “almeno diverse volte alla settimana†nel 74% dei casi. Solo il 16% degli intervistati italiani (24% per gli europei, in generale) ha giudicato realmente efficace la terapia prescritta per il proprio dolore e nel 70% dei casi i farmaci assunti non sono stati in grado di scongiurarne la ricomparsa. Lo specialista di riferimento, per il 74% dei pazienti italiani, risulta essere l’oncologo medico, seguito dal terapista del dolore (12%); secondo un paziente su 5 il medico curante si dedica esclusivamente al trattamento del cancro, disinteressandosi del dolore ad esso connesso.
I dati emersi dalle recenti indagini epidemiologiche sono altrettanto sconfortanti.

La ricerca AISD-GfK Eurisko

La ricerca “Il dolore cronico nella popolazione italiana†è stata condotta su di un campione di 15.000 cittadini, rappresentativi della popolazione italiana adulta per area geografica, ampiezza, sesso ed età, dai 18 anni in su. Da questa indagine è emerso che oltre il 20% degli intervistati ha dolore cronico. Fra essi, circa il 4% (quasi 2 milioni della popolazione italiana) soffrono di dolore cronico con componente neuropatica, con grave impatto sulla qualità della vita quotidiana, sia concretamente, negli aspetti pratici del vivere quotidiano, sia psicologicamente. Per lo più sono donne (72%), più adulti/ anziani (71% oltre 45 anni), con un’istruzione bassa (media inferiore/elementare 80%), e prevalentemente casalinghe e pensionati (59%).
A fronte di un grande bisogno di cura e presa in carico del problema gli intervistati hanno manifestato una generale insoddisfazione verso il medico e i farmaci e la percezione di una scarsa sensibilità sociale sul problema.
Ecco alcuni dati in sintesi:
  • Il dolore è intenso e persistente: in media i sofferenti convivono con questo dolore da 8 anni, dura quasi tutto il giorno e per il 65% delle persone si tratta di un dolore forte/ molto forte (scala di dolore 7-10), tanto forte che l’83% dei sofferenti ritiene di non riuscire più a sopportare il dolore.
  • Il dolore ha un impatto importante sulla vita quotidiana e lavorativa: interferisce con il lavoro così tanto che metà dei sofferenti intervistati dichiara che il dolore gli ha impedito di recarsi al lavoro e tutti stimano soggettivamente una perdita della capacità produttiva/capacità di concentrazione intorno al 40%.
  • Le persone dichiarano di non riuscire a condurre una vita normale, si sentono irritabili e stanchi. Per circa metà degli intervistati l’esperienza del dolore è un’esperienza anche psicologicamente devastante: si sentono soli, depressi, impotenti di fronte al dolore.

È emerso anche un senso di profonda incomprensione da parte “degli altriâ€: i sofferenti hanno dichiarato la difficoltà ad esprimere a parole il proprio dolore e a farsi capire dagli altri, compreso il medico che, nella percezione dei sofferenti, spesso sottovaluta il dolore. Anche a livello sociale si segnalava una scarsa sensibilità sul tema: “Si parla poco di doloreâ€, “Bisognerebbe sensibilizzare di più le persone su questo temaâ€.

La ricerca “Pain in Europeâ€

Altrettanto preoccupanti i dati emersi dalla ricerca Pain in Europe condotta su oltre quarantacinquemila pazienti: il dolore cronico coinvolge il 19% della popolazione europea e il 21% degli italiani. Il dolore cronico colpisce soprattutto il sesso femminile: il 56% contro il 44% dei maschi. In pratica, quindici milioni di italiani, secondo i dati riportati dall’indagine “Pain in Europeâ€, vivono con un dolore che li accompagna in media per 7,7 anni, mentre per uno su cinque di questi è “compagno di vita†addirittura per vent’anni.
La differenza è ancora più evidente se analizzata in alcune fasce di età: al di sotto dei diciotto anni l’esperienza di dolore cronico riguarda il 19,5 per cento dei ragazzi contro il 30,4 per cento delle ragazze. E lo stesso significativo divario si ripresenta dopo i 65, con il 23,7% degli uomini contro il 40,1% delle donne. Non a caso l’International Association for the Study of Pain (IASP), la European Federation of IASP Charter (EFIC) e l’Associazione Italiana per lo Studio del Dolore (AISD) hanno proclamato il 2008 come l’Anno contro il dolore nella donna, producendo molte iniziative di informazione e sensibilizzazione pubblicate sulle principali riviste scientifiche.
Sintomi, cause e localizzazioni del dolore
Schiena ed arti le parti più colpite. Sensazioni tipiche del dolore sono: bruciore, fitte dolorose come colpi di lama, formicolio o scossa elettrica, parestesie, sensazioni spesso compresenti. La causa più frequente identificata dai sofferenti è l’artrite/artrosi.
Il medico e i farmaci: un rapporto difficile
Il medico di medicina generale è un riferimento soprattutto alla diagnosi (è il medico di medicina generale che vede il paziente la prima volta nel 69% dei casi). Nel tempo anche lo specialista assume importanza. Non sembra però che il medico riesca a risolvere il problema: 2/3 dei pazienti non sono del tutto soddisfatti del medico e l’insoddisfazione aumenta con l’aumento dell’intensità di dolore che si prova. Molti e diversi gli esami per la diagnosi, i principali sono radiografie, risonanza magnetica e TAC. 2/3 dei sofferenti si cura con farmaci (50% con farmaci su prescrizione e 50% senza prescrizione). Gli antinfiammatori sono i farmaci più utilizzati, anche se nella metà dei casi non sembrano risolvere il problema. Di fatto si rileva una generale insoddisfazione e ambivalenza per i farmaci da parte dei sofferenti che dichiarano un forte bisogno dei farmaci (per ottenere sollievo dal dolore) e sono disposti a prenderli per lunghi periodi, ma al tempo stesso dichiarano preoccupazione per gli effetti collaterali e per la dipendenza.

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