FAQ/Domande frequenti

Cos’è il dolore?

La IASP® (International Association for the Study of Pain ) definisce il dolore come "un'esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a reale o potenziale danno tessutale, o descritta in termini di tale danno. E' un'esperienza individuale e soggettiva multidimensionale, poiché è possibile distinguere aspetti puramente sensoriali (per esempio, dove e per quanto tempo l'evento doloroso si manifesta) e componenti affettive-motivazionali (per esempio, quanto l'esperienza è spiacevole o quanto siamo spinti ad agire per modificare lo status quo) cognitive-valutative (per esempio, quanto ci lamentiamo o quanto riflettiamo sull'esperienza dolorosa in corso, o quanto ci aspettiamo di provare dolore nel prossimo futuro).
Il dolore può essere dovuto a cause talvolta facilmente visibili, come un ematoma o una frattura, mentre in altri casi può essere difficile identificarne la causa.
Viene classificato in:
  • ACUTO: è un dolore di breve durata (per es., in seguito ad trauma)
  • RICORRENTE: un dolore che va e viene (per es., un dolore a un dente)
  • CRONICO: è un dolore persistente, per lunghi periodi (esempio tipico: l'artrosi)
Il dolore è considerato un campanello d'allarme, e può essere utile al paziente (per es., dopo un trauma a una gamba, il dolore ci impedisce di camminare, facilitando le prime fasi della guarigione); in altri casi, è proprio il dolore ad essere invalidante (come accade nell'artrosi).
Lo stimolo doloroso parte dalla periferia del corpo (dove il paziente spesso riferisce la sensazione) e raggiunge prima il midollo spinale e poi il cervello, dove viene elaborato.
A questi livelli si verificano varie interazioni tra le vie di trasmissione di questo stimolo e le strutture del sistema nervoso centrale coinvolte nel controllo, riduzione o amplificazione della sensazione. In particolare, è solo a livello cerebrale che uno stimolo potenzialmente nocivo può risultare come una emergente esperienza di dolore, che a sua volta produce delle ripercussioni su funzioni mentali associate all'emozione o all'esecuzione di comportamenti complessi.
Lo stato emotivo e la personalità interagiscono attivamente con l'esperienza dolorosa. Per esempio, un atteggiamento positivo e costruttivo può far sì che il dolore sia percepito come meno intenso; al contrario, un paziente depresso, ansioso o irato percepirà il proprio dolore come ancora più intenso.
Proprio per questi motivi, diventa fondamentale che il medico e il paziente collaborino durante tutto il percorso di cura.

Esistono farmaci in grado di aiutarmi?

Sì, esistono molti farmaci in grado di fornire un valido aiuto; è senza dubbio opportuno consultare un medico prima di iniziare una terapia antidolorifica, soprattutto quando si prevede un trattamento prolungato.

Qual è l’antidolorifico più efficace?

Non esiste un farmaco sicuramente più efficace degli altri per tutti i pazienti. La sensibilità allo stesso farmaco può essere diversa tra due pazienti. Inoltre, molto spesso il dolore, per i molteplici meccanismi che lo sostengono, richiede un approccio terapeutico ampio che prevede più farmaci in associazione.

C’è altro che possa aiutarmi, oltre ai farmaci?

Sì, spesso sono utili la fisioterapia strumentale( per es., magneto-, elettroterapia, ecc.), manuale e/o posturale o semplicemente le misure riguardanti il proprio stile di vita che possono concorrere a migliorare la propria condizione dolorosa, come:
  • tecniche di rilassamento
  • non concentrarsi sul sintomo doloroso
  • esposizione della parte dolorante a temperature calde o fredde (o a una combinazione delle due)
  • ridurre lo stress nella propria vita di tutti i giorni.
  • svolgere regolare esercizio fisico.
Quando tutti i trattamenti citati risultano inefficaci possono essere proposte procedure più invasive.

Quanto è lunga la lista d’attesa per essere visitato/a in una struttura specializzata in terapia del dolore?

Dipende dalla lista d'attesa di ogni struttura; le prenotazioni in genere vengono fatte tramite CUP.

Queste strutture specializzate sono private o convenzionate con il SSN?

Esistono sia Unità Operative di Terapia del Dolore che singoli professionisti, che operano sia in convenzione con il SSN che privatamente.

È normale che i sintomi dolorosi non regrediscano completamente subito dopo l’inizio della terapia?

Il dolore cronico, specialmente quando di tipo neuropatico, anche a causa dei complessi meccanismi che lo sostengono e dei disturbi ad esso associati (per es. depressione), può richiedere tempi di trattamento prolungati. Questo non deve scoraggiare il paziente, che anzi deve mantenere un atteggiamento il più possibile positivo.

Per quale motivo mi sono stati prescritti farmaci antidepressivi per trattare la mia sintomatologia dolorosa?

È ormai noto da diversi anni che alcuni farmaci antidepressivi, come per esempio i triciclici (amitriptilina, nortriptilina) possono aiutare nel trattamento del dolore soprattutto di tipo neuropatico, perché in grado di influenzare la produzione e il rilascio di alcuni neurotrasmettitori che attraverso dei meccanismi molto complessi influenzano le caratteristiche della sensazione dolorosa percepita.
Esistono evidenze scientifiche anche sull'utilità in terapia del dolore della duloxetina, appartenente a una classe diversa rispetto a quelli prima menzionati.

In caso di dolore, dovrei effettuare una radiografia o una risonanza magnetica?

Sono esami che forniscono informazioni diverse. Le radiografie consentono di valutare le strutture ossee, la risonanza magnetica (o RMN) consente di visualizzare meglio i tessuti molli. Quindi le due tecniche forniscono informazioni di natura differente al medico. La radiografia, o esami quali la TAC o la risonanza magnetica, pur potendo evidenziare, talvolta, modificazioni anatomiche, non fanno diagnosi di dolore (non c'è una "freccia" che possa dire: "il dolore parte da qua") piuttosto aiutano a individuarne la possibile causa. Come ogni esame clinico, sarà il medico che si occupa di trattare il dolore a dover interpretare se gli esami di "diagnostica per immagini" (forniscono informazioni potenzialmente utili.

Dove posso trovare aiuto per la depressione?

Disturbi di tipo depressivo sono molto comuni tra i pazienti affetti da dolore cronico, specialmente se di tipo neuropatico. Informazioni sui servizi territoriali in convenzione con il SSN per il trattamento di questi disturbi possono essere richieste al proprio medico di medicina generale.

Cos’è il dolore muscoloscheletrico?

Il dolore muscolo-scheletrico è quel dolore che viene percepito a livello delle strutture scheletriche o muscolari (per es., una frattura o una distrazione tendinea).

Cos’è il dolore nocicettivo?

È il tipo di dolore dovuto a danno tessutale od infiammazione (per es., un ematoma o un piede gonfio).

Cos’è il dolore neuropatico?

Nei casi di dolore neuropatico il danno è a carico del sistema di trasmissione ed elaborazione degli stimoli dolorosi. È una disfunzione del sistema nervoso, che conduce in questi pazienti stimoli dolorosi in assenza di un reale danno tessutale, oppure interessando zone vicine a quelle in cui si verifica il danno, che così diventano estremamente sensibili (per es., dolore da neuropatia diabetica, da neuropatia erpetica, da sindrome dolorosa regionale complessa).

Cos’è il dolore riferito?

Il dolore riferito è quello che viene riportato a distanza dall'organo ove esso origina (per es., il dolore all'arto superiore sinistro nell'infarto del miocardio)

 

E' possibile sottomettere una domanda al comitato compilando il seguente form:

Per inviare il modulo è necessario accettare il trattamento dei dati.
Leggere attentamente l'Informativa sulla Privacy

 

 

FAQ a cura del Comitato Scientifico Web

Contatti

Fondazione Paolo Procacci onlus
Via Tacito 7 - 00193 Roma
Email: info@fondazioneprocacci.org

Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter per conoscere tutti gli aggiornamenti in tempo reale.




Joomla Extensions powered by Joobi